SAINT BENIN

Recupero di ex-priorato in convitto regionale

Recupero funzionale dell’ex priorato di Aosta in convitto regionale.

2020

CONCORSO DI PROGETTAZIONE

progetto partecipante

importo lavori: 6.000.000 €

RIFUNZIONALIZZAZIONE DEL SAINT-BÉNIN Il complesso Saint Benin resiste da oltre un millennio allo sviluppo urbano della città di Aosta. Nell’XI secolo, il primo impianto del priorato era circondato da prati coltivati, mentre ora il complesso è sopraffatto dai fabbricati adiacenti. Tuttavia, la semplice rigorosità dell’impianto, archetipo architettonico, ha saputo imporre la propria presenza nel paesaggio urbano. Nel tentativo di ripristinare un possibile dialogo tra la città e i suoi abitanti, l’idea progettuale si fonda sulla riscoperta della memoria di questo luogo monastico che, seppur compromesso, preserva ancora intatta la propria storia. Per tale ragione, i temi programmatici legati al riuso vengono affrontati con un approccio progettuale mirato alla valorizzazione delle tracce storiche, anche sottese, e al rispetto della preesistenza. L’impianto originario del priorato presenta ancora molti elementi riconoscibili. Nella tessitura muraria in pietra del prospetto che si affaccia sul giardino Manzetti si può notare il limite del corpo originario e le tracce del suo antico ingresso; l’antica campana del monastero dialoga ancora oggi con le montagne circostanti, mentre la porzione di muro della chiesa romanica, rinvenuta dagli scavi archeologici, testimonia il suo antico sedime. Questi elementi della memoria sono diventati materiale di progetto nel processo di ridefinizione del rapporto tra il convitto, centro espositivo e città. Una maggiore permeabilità consentirà di separare i due accessi, valorizzando lo spazio verde lato Manzetti e l’antico ingresso al Priorato. Un nuovo passaggio coperto funge da androne semi-pubblico. Due muri basculanti sostituiscono l’accesso di via Festaz garantendo la carrabilità per soccorsi e manutenzione. L’intimità dei giardini pubblici migliorano l’esperienza di accesso al convitto, soprattutto in orario di entrata e uscita, dando maggior protezione dal traffico. Un’ampia sala con servizi accoglie i visitatori, affacciandosi sull’androne coperto d’ingresso, la cui indipendenza ne suggerisce un uso extra-scolastico. Il nuovo atrio distribuisce l’accesso alle aule, e conduce al portale esistente e alla scala. L’ampio salone al piano terra si presta per varie attività collettive ed è potenziato da un porticato passante tra le due corti. Al piano superiore viene mantenuta la distribuzione esistente, alternando le aule a sale complementari. La grande sala al piano primo si presenta come un ambiente generoso e configurabile. Grazie alla gradinata estensibile è possibile ospitare piccoli spettacoli, concerti e prove teatrali, utilizzabile anche dal settore scuola secondaria. La saletta successiva con tetto a vista viene attrezzata con un soppalco in rete dove è possibile fare esperienza con il vuoto sfruttando la doppia altezza esistente. Il riuso del sottotetto valorizza le peculiarità dei muri portanti esistenti. Un nuovo patio esterno riporta in luce e valorizza la collocazione della campana originaria del monastero, dando respiro e luce naturale ai locali del sottotetto. Le sale più grandi vengono rese configurabili all’occorrenza. In quella centrale, attraverso un sistema di pareti mobili è possibile utilizzare l’intera manica dell’edificio oppure confinare la parte nord da quella sud in funzione di un possibile utilizzo extrascolastico, con accesso autonomo da via Festaz. L’ampia sala posta a sud, in continuità con il nuovo collegamento al convitto, è intesa come spazio comune configurabile manualmente dagli alunni attraverso tendaggi scorrevoli e sedute morbide stoccabili all’interno delle contro pareti, permettendone anche l’utilizzo per conferenze e proiezioni.

COLLEGAMENTO DEGLI SPAZI AL PT DELLA MANICA NORD-SUD DEL SAINT-BÉNIN Il nuovo volume di collegamento delle aule al piano terra, minimo ed essenziale, rievoca la memoria conventuale del luogo attraverso l’elemento murario. La continuità e il dialogo con la preesistenza sono ricercati anche nei materiali: il calcestruzzo battuto faccia vista dei nuovi muri, spessi e massivi come quelli in pietra del priorato, comunica onestà costruttiva, mentre il solaio in legno naturale e gli arredi si confrontano in modo contemporaneo con gli orizzontamenti in legno esistenti. Le aperture sono orientate verso la chiesa e il campanile, suggerendo specifiche visuali sul contesto. Il portale esistente sulla manica trasversale viene valorizzato dalla luce naturale laterale e zenitale.

COLLEGAMENTO DEL SAINT-BÉNIN CON IL CONVITTO CHABOD Il trattamento formale dell’ampliamento segue i concetti esposti al punto precedente. La solida presenza dei muri scanditi da aperture profonde e direzionate, definiscono la transizione tra il compatto corpo di fabbrica del Saint Benin e la rigorosa facciata del convitto. L’attacco a terra con un unico setto centrale contribuisce ad alleggerire il volume. Il piano terra si configura come un portico a doppia altezza, all’interno del quale 3 sistemi di rampe smistano gli accessi e le vie di esodo. Un sistema integrato di scale, rampe e gradoni garantisce continuità di percorrenza e il superamento dei dislivelli esistenti ai piani superiori, prestandosi anche per essere luogo d’incontro e socializzazione.

AREA ESTERNA Il progetto degli spazi aperti si pone l’obiettivo di valorizzare le aree libere trattate a verde, salvaguardando le alberature esistenti, e migliorare la percezione d’insieme dei cortili attraverso la continuità. Gli interventi di mitigazione dei corpi scala sono mirati al potenziamento del verde a sviluppo verticale. Le pavimentazioni saranno drenanti e concentrate lungo l’asse di collegamento Manzetti / atrio attuale del convitto, raccordando i dislivelli con piani inclinati. Alcune pavimentazioni potrebbero suggerire gli antichi sedimi del priorato, della chiesa e del seminario, anche attraverso la creazione di textures personalizzate oppure con testi a tutto campo. L’unico elemento costruito è rappresentato dal muro da gioco che separa il campetto dal restante cortile. Questo oggetto, assimilabile concettualmente ad un ‘muro da abitare’, è realizzato in calcestruzzo battuto faccia vista con inserti in metallo colorato; è un limite tra diversi spazi ma intende soprattutto suggerire possibilità di gioco libero non strutturato.

ACCESSO AL CENTRO ESPOSITIVO DEL SAINT-BÉNIN
Il centro espositivo è funzionalmente separato dagli spazi convittuali. L’elemento trasparente che collega l’ex chiesa all’accoglienza, è un filtro fisico che tuttavia consente una complessiva percezione sia della facciata che del suo cortile antistante, liberando le visuali trasversali tra il portico lato via Festaz e convitto. Il nuovo cortile si configura come spazio semi-pubblico al quale i cittadini possono accedere in orari definiti. La pavimentazione evidenzia il sedime della chiesa romanica. Un ingresso vetrato consente l’accesso secondario al convitto (scala e ascensore), controllato da badge. L’accesso diretto da via Festaz della sala didattica a lato dello spazio espositivo ne suggerisce un uso prolungato a servizio della città. L’area archeologica ancora aperta nella sala a lato del nuovo androne, potrebbe essere valorizzata con un pavimento in vetro.